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L’installazione dell’architetto Marco Beccaria in piazza Mazzini a Carrara

"Agorazein", dal greco, è il bisogno di quanti vorrebbero cambiare per un istante la prospettiva della vista di uno spazio pubblico, tema che sta alla base dell’installazione realizzata dall’architetto Marco Beccaria in piazza Mazzini nell’ambito di Carrara Marble Week.

In questa piazza della città toscana, punto d’incrocio di tante strade che convergono dai centri nevralgici di Carrara percorse da abitanti e visitatori, sorge la composizione che si articola su tre livelli diversi di grandi lastre di marmo. I due piani di accesso sono in Blu Crestola mentre lo spazio centrale è in Calacata Borghini, materiale che propone effetti straordinari la notte grazie a una retroilluminazione che lo esalta e lo valorizza senza sottovalutare la bellezza del pavimento della piazza che è illuminata direttamente allo scopo di riconoscerne il valore. Quest’opera di Beccaria dialoga naturalmente con uno dei luoghi più ricchi di storia di Carrara, con l’obiettivo di superare il concetto di piazza come elemento urbanistico statico.

Oggi più che mai c’è necessità di sintesi e dialogo interiore. - spiega l'architetto autore dell'installazione di piazza Mazzini -. Agorazein è un’icona del disegno naturale della vita, un’allegoria di quanto accade nell’esperienza comune: vivere come un percorso raramente rettilineo, fatto di scatti nell’orientamento, variazioni di prospettiva, percezioni diverse di una stessa oggettività, generate solo dalla posizione che liberamente si sceglie di occupare per osservare. È anche un invito a recuperare il rapporto con la città, ma anche elementare racconto del tempo della vita, delle sue fasi che, nel suo periodo più importante ha come cardine la bellezza e per rappresentare questo concetto, il marmo ne è sorprendente testimone nella veste d’immagine dell’essenza profonda della natura”.

A completare l'opera ci pensano tre elementi simbolici: una grande vasca realizzata con un monolite di Calacata che sorprende l’udito, perché se toccato suona tramite una vibrazione, una scultura di Stefano Fabrizio che reinterpreta il volto del David e un ulivo, segno dell’immortalità del lavoro e delle tracce che superano la vita dell’uomo.


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