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L'artista palestinese Wafa Hourani immagina la Colle Val d'Elsa del futuro

Per il progetto di ricerca artistica “ORIENTamenti, reshaping past traditions”

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Pubblicato da La Redazione Ad Culture in NEWS
L'artista palestinese Wafa Hourani immagina la Colle Val d'Elsa del futuro

Wafa Hourani, 35 anni, palestinese di Ramallah, lavorerà per tre mesi nel Senese come artista residente del Siena Art Institute (SART) per il progetto di ricerca artistica “ORIENTamenti, reshaping past traditions” (ORIENTamenti, rimodellare le tradizioni del passato) che ha richiamato a Siena otto studenti di Accademie di Belle arti italiani e stranieri (da Grecia, Usa, Cina e India).

Il luogo principale della ricerca riguarderà il territorio di Colle di Val d’Elsa dove gli studenti del Siena Art Institute realizzeranno un'installazione che immaginerà la Colle Val d'Elsa del futuro dal titolo “Today is Tomorrow”.

L'opera verrà realizzata con la tecnica “Photolife” che caratterizza il lavoro di Wafa Hourani. Si tratta dell'utilizzo della fotografia in quanto tale o in forma di collage per creare ambienti e luoghi che l'artista proietta nel futuro. Sarà un’opera collettiva che verrà esposta a Colle in occasione di un simposio internazionale organizzato per il prossimo 15 novembre, moderato da Stefano Rabolli Pansera, architetto italiano, teorico dell’architettura, urbanista curatore e direttore di Beyond Entropy.

Il progetto ORIENTamenti sarà anche un laboratorio di ricerca artistica sul tema dei “Territori” intesi come luoghi di confine, conflitto, interazione e possibile integrazione, che ha l'ambizione di creare e avviare dialoghi e dibattiti nei quali l’arte contemporanea servirà come snodo per istituzioni, comunità e artisti per mettere a confronto idee, culture e sensibilità diverse in uno spirito di solidarietà e tolleranza.

L'iniziativa offrirà materiale anche per un progetto didattico che coinvolgerà operatori museali del Senese, insegnanti e decine di studenti delle scuole superiori della Val d’Elsa. Per mettere a punto il progetto, Wafa Hourani ha trascorso gran parte dell’estate nelle terre di Siena per incontrare e conoscere il tessuto culturale e artistico con il quale si dovrà confrontare. Hourani ha visitato la città di Colle di Val d’Elsa, il museo Archeologico, il museo del Cristallo, la Moschea, Galleria Continua di San Gimignano, ha incontrato il Centro culturale islamico, e poi, antropologi, musicisti, attori, cantanti, galleristi e la Comunità ebraica senese.

Il progetto è promosso da SART insieme con la Fondazione Musei Senesi, il Comune di Colle di Val d’Elsa, la Comunità dei Musulmani di Siena e Provincia, ed è sostenuto da Regione Toscana all'interno del programma “Toscana Incontemporanea” con il patrocinio di Camera di Commercio e Provincia di Siena ed è sponsorizzato da Cooplat.

Wafa Hourani vive a lavora in Palestina, a Ramallah. Le sue opere, nelle quali avvicina fotografia e scultura (tecnica Photolife), sono inevitabilmente permeate dal contesto sociale, politico e economico della sua terra. Il tema del conflitto è affrontato con un mix di leggerezza e amarezza che mette in evidenza il suo profondo impegno sociale nell’immaginare un futuro diverso per il suo popolo. “Rappresentare il futuro è un modo garbato di parlare della realtà attuale - afferma Hourani - L’arte può e deve aiutare la società, l’illusione è più potente della politica, per questo deve uscire dalle gallerie e stare nelle strade”.

L’opera che lo ha reso celebre sulla scena artistica internazionale è “Future cities”, una serie di tre installazioni nelle quali Hourani rappresenta uno spaccato del campo profughi palestinese di Qalandia dal 2047 al 2087, dove il muro che divide israeliani e palestinesi (“un muro fisico e emotivo”, dice) è ricoperto di specchi.

In Palestina, Hourani lavora anche ad un progetto per incoraggiare i bambini alla pratica artistica e sviluppare la ricerca sul loro modo di esprimersi. “Dobbiamo insegnare alle nuove generazioni che l’arte è qualcosa di serio, quindi motivare i bambini ad esprimersi anche attraverso l’arte. In Palestina la prima scuola d’arte è stata aperta solo 3 anni fa”.


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